Storia ed Arte

Il complesso di S. Maria Maddalena del Bosco dista da Taggia 11 Km. Si trova in un luogo selvaggio e incontaminato, a 623 metri sul livello del mare, sul cucuzzolo di una rupe che forma un ripiano boscoso con piante millenarie, chiamato un tempo castagneto di S. Maiolo.
 

MaddalenaLa chiesa è di origine benedettina e venne fondata nel IX secolo, come di succursale del priorato che aveva sede in Taggia, presso la Madonna del Canneto. Anticamente vi era annesso un piccolo monastero, in cui avevano sede le celle dei Padri benedettini, di cui restano poche tracce nell’attiguo eremo.
 

L’edificio sacro, di modeste dimensioni, è provvisto di un lungo pronao, dal quale si accede anche al locale in cui abitava a suo tempo l'eremita (ora serve da dormitorio per la notte della vigilia della festa).
 

Sopra l’ingresso della chiesa vi è un piccolo dipinto murale molto sciupato, verosimilmente trecentesco. Vi si distinguono due figure: alcuni vi vedono l'Incontro di Gesù con la Maddalena, ma non è escluso trattarsi di una Annunciazione.
 

Nel 1921, per ricordare gli interventi promossi da quattro soci benemeriti, fu posta nel pronao una lapide marmorea con l’iscrizione: “Ad nomina indeficienti grato animo, perpetuaeque memoriae, sociorum sacranda ad exemplum viventibus posterisque praehibendum, societas socios benemeritos decrevit Joannem Cunnizzoli a Verona, Thomas Laurentium et Benedictum Fratres, Arrigo Josephum De Carli, qui fervente amore generosisque elargitionibus decorem et commoda societatis munifice auxere, MCMXXI”.

 

Pare che nel secolo XVI l'eremo venisse adibito a ricovero per malati contagiosi. Secondo una tradizione locale, tre vescovi di Alberga vi si ritirarono ai tempi della peste e fecero dipingere sulla parete laterale di sinistra della chiesa i loro emblemi.

 

Nel 1634 venne aggiunta una piccola sacrestia. Da una notizia dovuta alle ricerche di Umberto Martini, estratta dal libro delle delibere comunali dell'epoca, si apprende che il 10 Aprile 1635 Fra Guglielmo, eremita della Maddalena, presentò istanza al Comune di Taggia allo scopo di ottenere un sussidio per officiare funzioni sacre e sopperire alle esigenze della sua vecchiaia.
 

Intorno all'eremo - secondo quanto scrive il Tirocco nel libro I Paesi e i Santuari di Valle Argentina (1933) - esisteva un orto, o fascia, con alberi da frutta.

 

All'interno della chiesa è presente un affresco quattrocentesco con i Santi Sebastiano Martire, Michele Arcangelo e Bernardino da Siena. Accanto a quest’ultimo sono raffigurate tre mitre, come allusione alle sue rinunce alla carica di vescovo; in basso si vedono una chiesa (forse la cattedrale di Albenga) e un castello indecifrabile. Sul libro che S. Bernardino tiene in mano si vedono le lettere PICT, G e, sotto P e E. Vi è pure la data 1615, tracciata con un punteruolo, che non è quella dell’esecuzione del dipinto.
 

Lungo le pareti della chiesa si trovano le tracce di alcune croci di Malta che, sembrerebbero testimoniare l’antica presenza in zona degli Ospitalieri gerosolimitani, noti come Cavalieri di Malta.

 

MaddalenaSopra l’altare è collocata la statua della Maddalena in ginocchio davanti al Crocifisso. La scena è ambientata all’interno di una piccola grotta ornata di stalattiti. La scultura venne posta nel 1937, in sostituzione di una tela di medesimo soggetto che, secondo una credenza popolare riferita da Giacomo Martini nell’opera Passeggiata nei dintorni di Taggia (1884), aveva la caratteristica di non impolverarsi mai.
 

Dentro la nicchia si conserva un piccolo crocefisso (detto “nero” dal colore della croce), databile alla fine del Quattro o alla prima metà del Cinquecento.

 

Sulla parete di destra si trova un dipinto raffigurante la Madonna in preghiera. Esisteva anche un quadro della Maddalena, che venne rubato assieme ad altri oggetti.
 

L’opera d’arte mobile più significativa, un Crocefisso in legno di pioppo databile al XIV secolo, è stata trasferita nella Parrocchiale dopo il restauro e sostituita da una copia realizzata dallo scultore Carlo Piffer, autore anche di un più piccolo Cristo in Croce ricavato da un ramo.

 

A breve distanza, alla base della rupe su cui sorge il complesso, esiste una grotta composta di due piccole cavità adiacenti collegate da uno stretto passaggio, detta “u Bauzu da Madarena”. Qui, secondo la leggenda, avrebbe sostato la Santa in viaggio verso la Provenza: i fori d’ingresso e d’uscita del cunicolo segnerebbero l’impronta delle ginocchia nel punto in cui si sarebbe raccolta in preghiera.


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